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Amazon, sanzione di 10 milioni per pratica commerciale scorretta

Ammonta a 10 milioni di euro, ossia il massimo previsto per le pratiche commerciali scorrette, la sanzione comminata ad Amazon da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM). Al gruppo Amazon è stata contestata la preselezione dell’acquisto periodico su un gran numero di prodotti in vendita sul marketplace.

Il provvedimento dell’Autorità è particolarmente interessante per i proprietari dei siti e-commerce perché mostra un chiaro esempio di pratica commerciale scorretta e quali rischi implichi una condotta simile.

In effetti, come si legge nel provvedimento, il comportamento di Amazon si pone in contrasto con il canone di diligenza professionale dell’articolo 20 del Codice del Consumo, che vieta espressamente le pratiche commerciali scorrette:

Le pratiche commerciali scorrette sono vietate.

Una pratica commerciale è scorretta se è contraria alla diligenza professionale, ed è falsa o idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che essa raggiunge o al quale è diretta o del membro medio di un gruppo qualora la pratica commerciale sia diretta a un determinato gruppo di consumatori”.

In ragione della mole di utenti che accedono ad Amazon, nella sentenza si sottolinea che “il  marketplace è tenuto a costruire le interfacce online relative ai processi di acquisto in modo da consentire scelte commerciali libere e consapevoli”.  E dunque, se il consumatore si trova di fronte a un’opzione preselezionata, si tratta di una pratica commerciale scorretta e aggressiva.

Ma veniamo ai fatti.

Quali sono i motivi della sanzione ad Amazon?

Il 21 giugno 2023, l’Antitrust ha dato avvio al procedimento istruttorio PS 12585 nei confronti delle società lussemburghesi Amazon Services Europe S.à r.l. e Amazon EU S.à r.l.. L’istruttoria è seguita ad una segnalazione da parte di un consumatore pervenuta a giugno 2021. 

Il comportamento contestato ad Amazon è la preselezione dell’acquisto periodico, ossia, “risulta che il professionista, su un’ampia selezione di prodotti, pre-imposta l’acquisto “periodico” a scapito dell’opzione “acquisto singolo””. Secondo l’Antitrust, questo tipo di comportamento limita la libertà di scelta dei consumatori, sia sui prodotti venduti direttamente dalla piattaforma di vendita online che per quelli proposti da terzi.  

Amazon si è difesa sostenendo che l’opzione di acquisto periodico garantisce un risparmio del 15% al cliente che acquista abitualmente determinati prodotti. Inoltre, il cliente può disattivare la preselezione automatica ed effettuare la propria scelta in autonomia, cliccando sull’acquisto singolo.

Tuttavia, questa linea difensiva non è stata accettata dal Garante, che considera l’acquisto periodico impostato di default al pari di una sorta di abbonamento di cui il consumatore non ha consapevolezza.

Secondo l’Autorità, oltre alla violazione dell’articolo 20 del Codice del consumo, il comportamento di Amazon può essere considerato una pratica commerciale scorretta anche ai sensi degli articoli 24 e 25 del Codice del consumo, e ne vieta la continuazione.

Dunque, la condotta di Amazon non è stata vista solo come una pratica commerciale scorretta, ma anche aggressiva ai sensi degli articoli 24-26 del Codice. L’articolo 24, infatti, dice che “È considerata aggressiva una pratica commerciale che, nella fattispecie concreta, tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, mediante molestie, coercizione, compreso il ricorso alla forza fisica o indebito condizionamento, limita o è idonea a limitare considerevolmente la libertà di scelta o di comportamento del consumatore medio in relazione al prodotto e, pertanto, lo induce o è idonea ad indurlo ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso”.

Sanzione ad Amazon di 10 milioni euro: la quantificazione

Di fronte a queste cifre, è normale chiedersi il perché di una sanzione così cospicua. Il Codice del Consumo è estremamente severo per quanto riguarda le pratiche commerciali scorrette: le sanzioni pecuniarie vanno dai 5.000 ai 10.000.000 di euro. Aggiungiamo anche che, con il decreto attuativo della Direttiva Omnibus, le sanzioni pecuniarie per pratiche commerciali scorrette sono state praticamente raddoppiate.

La sanzione di 10 milioni di euro ad Amazon è stata emessa in base a una serie di elementi: 

  • gravità della violazione: nella vendita online, considerata una vendita a distanza, il consumatore si trova in una posizione di inferiorità e di “asimmetria informativa” rispetto al professionista. Inoltre si applica una modalità aggressiva nella selezione dell’acquisto periodico;
  • dimensione economica dei Professionisti: nel computo della sanzione sono state valutate le dimensioni del gruppo e il suo lavoro a livello mondiale. In particolare, è stato preso in considerazione il fatturato relativo all’anno di esercizio 2022, in cui Amazon Services Europe S.à r.l. ha realizzato un fatturato di oltre 23 miliardi di euro, mentre Amazon EU S.à r.l. circa 50,9 miliardi di euro;
  • durata della condotta scorretta: dagli elementi raccolti, la violazione era già iniziata ad aprile 2023 e il giorno della sentenza (18 aprile 2024) risultava ancora in corso.

Qual è la posizione di Amazon a riguardo?

Amazon ha dichiarato di voler fare ricorso contro la decisione dell’AGCM, con cui si dice in disaccordo. Secondo il colosso statunitense, infatti, la preselezione voleva semplicemente essere un modo per favorire il cliente e metterlo nella condizione di risparmiare denaro.

Cosa ci insegna la sanzione ad Amazon

La sentenza dell’Autorità Garante delle comunicazioni e del mercato è significativa per chi si occupa di commercio elettronico perché mostra l’estrema attenzione con cui l’autorità si pone a difesa dei consumatori. 

Nell’ambito della Normativa e-commerce, sono molte le disposizioni concepite proprio con l’intento di tutelare quella che viene considerata la parte debole nella vendita online, l’utente. E il provvedimento nei confronti di Amazon segue esattamente questa linea.

Dunque, chi si occupa di vendita online ha il dovere di garantire al cliente la possibilità di fare le proprie scelte nella massima trasparenza e chiarezza. Ossia non bisogna far ricorso a escamotage che limitino la libertà di scelta del consumatore.

Come evitare sanzioni nell’ecommerce

La sanzione ad Amazon ci fa capire che nessuno è esente dal rispetto delle leggi sul commercio elettronico, nemmeno il più grande marketplace al mondo.

Per mettere al sicuro il tuo negozio online, quindi, presta la massima attenzione e rivolgiti sempre a un Avvocato dell’ecommerce competente e professionale. 

Se vuoi controllare lo stato del tuo sito e-commerce, richiedici un check-up legale: gli avvocati di ecommerce legale analizzeranno ogni aspetto del sito e ti daranno indicazioni per la messa in sicurezza del tuo ecommerce.

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Floriana Capone

L’Avvocato dell’Ecommerce

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