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Normativa europea sul riutilizzo dei prodotti: il diritto di riparazione e garanzia 

La direttiva sul diritto di riparazione e garanzia proposta dalla Commissione europea andrà a inserirsi nell’ambito della normativa europea sul riutilizzo dei prodotti, con lo scopo di promuovere una maggiore attenzione all’ambiente.

Ogni anno, lo smaltimento prematuro dei beni va a incidere profondamente sull’inquinamento ambientale: solo in Europa comporta 35 milioni di tonnellate di rifiuti e danneggia la qualità dell’aria con 261 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 equivalenti. Per non parlare del peso economico per le tasche dei consumatori, che spendono circa dodici miliardi l’anno per sostituire i propri beni anziché ripararli.

Cosa prevede la proposta sul diritto alla riparazione? Quali saranno gli obblighi per le aziende?

In pratica, dovrebbe essere esteso il diritto di garanzia e riparazione su prodotti “riparabili” o “riutilizzabili” per uso domestico come lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie e telefoni cellulari. Mentre, per gli elettrodomestici non riparabili sarà prevista la sostituzione con prodotti ricondizionati. Per le aziende non vigerà l’obbligo di riparare direttamente i prodotti, ma la riparazione potrà essere affidata anche a tecnici esterni. Le aziende dovranno informare i consumatori del diritto alla riparazione e saranno tenute a predisporre un modulo relativo alla riparazione con tutte le specifiche sull’intervento, compreso il costo previsto per la riparazione.

Attualmente la garanzia sui prodotti è di un anno per i beni acquistati da professionisti con partita I.V.A. e di due anni sugli acquisti effettuati dai consumatori. Con le nuove norme europee sul riutilizzo dei prodotti, la garanzia verrà estesa a cinque o dieci anni.

La direttiva che andrebbe a modificare il regolamento (UE) 2017/2394, le direttive (UE) 2019/771 e (UE) 2020/1828 è stata concepita nell’ambito del Green Deal europeo, in linea con gli obiettivi di sostenibilità aziendale ESG (Environmental, Social e Governance) e dell’Agenda 2030. 

Vediamo come evolverà la normativa europea sul riutilizzo dei prodotti.

Cosa si intende per riutilizzo

Per comprendere al meglio la proposta dell’Unione Europea è importante approfondire il concetto di riutilizzo. A tal proposito prendiamo due definizioni interessanti: Wikipedia descrive il riutilizzo come “il reimpiego di un prodotto prima che diventi un rifiuto”; mentre la la Direttiva Europea 98/2008 parla di riutilizzo per indicare “qualsiasi operazione attraverso la quale prodotti o componenti che non sono rifiuti sono reimpiegati per la stessa finalità per la quale erano stati concepiti”. 

Ciò che emerge da entrambe le definizioni è che il bene mantiene la sua funzione d’uso, ossia non si trasforma in un rifiuto. Il riutilizzo, in effetti, si pone come una valida alternativa al riciclo, in cui il rifiuto viene destinato alla creazione di un nuovo oggetto dopo essere stato distrutto o decomposto in materie prime seconde. È una pratica che promuove la crescita del comparto dell’usato, come una delle migliori pratiche per ridurre l’inquinamento ambientale.

Sono già diversi anni che i governi hanno iniziato a delineare la rotta a favore del riutilizzo dei prodotti, sia con il Programma Nazionale per la Prevenzione dei Rifiuti (decreto del Ministero dell’Ambiente del 7/10/2013) che con il testo unico ambientale italiano (D.lgs 152/06). Va specificato che la normativa italiana e quella europea vietano il riutilizzo dei rifiuti. Ciò che è consentito dalla normativa europea sul riutilizzo dei rifiuti, invece, è la reimmissione in circolazione di beni (non rifiuti) con la stessa destinazione d’uso.

Perché la normativa europea sul riutilizzo dei prodotti promuove il diritto di riparazione?

Considerando la quantità di rifiuti che viene prodotta ogni anno nel mondo, i governi hanno deciso di invertire la rotta e incoraggiare un uso prolungato dei beni. L’usa e getta, tipico di modelli di business come il fast-fashion o delle produzioni di massa, non ha fatto altro che alimentare in maniera esponenziale l’accumulo di rifiuti. Inoltre, ha abituato il consumatore ad acquistare prodotti low cost e di bassa qualità, senza nessuna considerazione per l’impatto ambientale legato al consumo di questi beni.

In realtà, la normativa europea sul riutilizzo dei rifiuti serve proprio a rieducare le persone a un consumo consapevole. Grazie alla riparazione, si allunga il ciclo di vita dei prodotti e si mette un freno alla massiccia produzione di rifiuti. Tendenzialmente, si abbassano i costi per le aziende e, di conseguenza, anche i consumatori vedono ridurre le spese a loro carico. Questo permette anche alle fasce meno agiate di accedere al mercato, sia per la riparazione dei beni di cui sono già in possesso che per l’utilizzo di beni ricondizionati.

Per quanto riguarda la produzione, reimmettere sul mercato un bene già esistente favorisce il risparmio energetico ed evita lo spreco di materie prime. Il riutilizzo, inoltre, richiede nuove competenze, necessarie per ricondizionare i beni e ripristinarne il corretto funzionamento. Va da sé che questo comporta una maggiore richiesta di figure professionali nuove e altamente preparate. Non è un caso se oggi assistiamo ad una sempre più crescente crescita del mercato del ricondizionato e dell’usato. Ciò, è anche attribuibile ad una maggiore attenzione da parte della Gen Z, che sembra avere una maggiore attenzione alla tematica ambientale. Anche la legislazione deve andare verso quella direzione. 

Quali beni possono essere riutilizzati?

Il riutilizzo è un concetto essenziale nei modelli di economia circolare, in cui si tende ad allungare il ciclo di vita dei prodotti oltre il primo impiego. In pratica, il bene, una volta usato non finisce in discarica ma viene usato, riusato, eventualmente riparato e destinato nuovamente al mercato. Al contrario dell’economia lineare classica, basata sul modello produzione-uso-smaltimento, i prodotti vengono usati più volte prima di essere dismessi.

Il ciclo di vita, inoltre, aumenta per i prodotti concepiti già con lo scopo di essere riutilizzati nell’ottica di responsabilità estesa del produttore (EPR).

Tendenzialmente possiamo affermare che qualsiasi tipo di beni durevoli può essere riutilizzato alla fine del ciclo di uso iniziale, allorquando le funzionalità risultino inalterate. In genere, infatti, il bene non esaurisce la propria funzionalità al termine del primo ciclo d’uso del prodotto. Tuttavia, la scelta di destinare un bene al riuso dipende dal proprietario che può decidere di disfarsene e avviarlo al riciclo o conservarlo e ripararlo.

Ai fini della riparazione del prodotto, risulta utile la definizione data dalla direttiva 2008/98 CE che distingue il riuso dalla preparazione per il riutilizzo:

  • riuso: i prodotti vengono reimpiegati con la medesima funzione d’uso;
  • preparazione per il riutilizzo: i prodotti o le componenti di prodotto vengono reimpiegati. Non è previsto alcun tipo di trattamento ulteriore.

Elenco dei beni considerati riparabili nella normativa sul riutilizzo dei prodotti

All’articolo 19 della proposta di direttiva europea sul riutilizzo dei prodotti vengono elencati tutti i beni considerati riparabili. Si tratta in particolare di elettrodomestici e apparecchiature elettriche ed elettroniche per uso domestico, in linea con le regole dettate dalla normativa RAEE.

I beni che posseggono i requisiti di riparabilità sono:

  • lavatrici, lavasciuga biancheria;
  • lavastoviglie;
  • apparecchi di refrigerazione;
  • display elettronici;
  • apparecchiature di saldatura;
  • aspirapolvere
  • server e prodotti di archiviazione dati;
  • telefoni cellulari, telefoni cordless e tablet.

Cosa prevede la normativa europea sul riutilizzo dei prodotti

Gli Stati membri provvedono affinché, su richiesta del consumatore, il produttore ripari, gratuitamente o a fronte di un corrispettivo in denaro o di una controprestazione di altro tipo, i beni per i quali e nella misura in cui gli atti giuridici dell’Unione elencati nell’allegato II prevedono specifiche di riparabilità. Il produttore non è obbligato a riparare i beni qualora la riparazione sia impossibile. Ai fini dell’adempimento dell’obbligo di riparazione il produttore può subappaltare la riparazione”.

Questo è il paragrafo della direttiva europea che spiega il significato della proposta e gli obiettivi della normativa europea sul riutilizzo dei prodotti.

La proposta di direttiva europea sul riuso dei prodotti si focalizza su alcuni aspetti in particolare, che sono:

  • i diritti del consumatore;
  • l’obbligo di riparazione per le imprese;
  • la creazione di una piattaforma online per riparazioni e beni soggetti a ricondizionamento;
  • il regime sanzionatorio.

In attesa che vengano approvate le nuove norme europee sul riutilizzo dei beni, spieghiamo nel dettaglio cosa contiene il testo che sarà sottoposto all’attenzione degli eurodeputati.

Diritti del consumatore

La proposta prevede che il consumatore abbia accesso a un modulo univoco tramite il quale presentare la richiesta per la riparazione del bene. Il modulo dovrà contenere informazioni sul prodotto da riparare, sull’identità del riparatore, sui costi e l’entità della riparazione.

Per tutelare il consumatore e non farlo ritrovare di fronte a spese impreviste, le condizioni saranno valide per trenta giorni, periodo durante il quale non potranno subire modifiche. 

Diritto di riparazione: gli obblighi per le imprese

Le imprese avranno l’obbligo di riparare i prodotti considerati riparabili. Non è necessario che l’azienda provveda direttamente alla riparazione, la quale può anche essere delegata a terzi.

I consumatori devono sempre essere informati sul diritto alla riparazione previsto dalla normativa europea sul riutilizzo dei prodotti. 

La riparazione, ad ogni modo, non è contemplata nel caso in cui abbia un costo maggiore della sostituzione. Inoltre, se il consumatore ha difficoltà a riparare il bene o si trovi nell’impossibilità di farlo, non vige l’obbligo di riparazione: secondo l’articolo 5 della proposta, “il produttore dovrebbe essere esentato dall’obbligo solo quando la riparazione è impossibile, ad esempio quando i beni sono danneggiati a tal punto che la riparazione non è tecnicamente realizzabile”.

Estensione della garanzia legale

Considerando l’attuale durata della garanzia legale, ci potrebbe essere un’estensione della attuale garanzia legale nel tempo e nella tipologia di prodotti. In particolare, si propone di offrire una garanzia legale di un anno sui prodotti riparati.

Piattaforma online per le riparazioni 

Dalla proposta di legge emerge anche la volontà di predisporre delle piattaforme online per mettere in contatto consumatori e riparatori. Chiunque potrà registrarsi sulla piattaforma, senza costi di iscrizione per i consumatori.

Attraverso la piattaforma, il consumatore potrà cercare i riparatori più prossimi, fare diversi preventivi e confrontare i prezzi dei riparatori.

Viene definito “riparatore qualsiasi persona fisica o giuridica che, nel quadro della propria attività commerciale, industriale, artigianale o professionale, fornisce un servizio di riparazione, compresi i produttori e i venditori che forniscono servizi di riparazione e i fornitori di servizi di riparazione indipendenti o collegati a detti produttori o venditori”.

Regime sanzionatorio

Come spesso accade, il Consiglio dell’Unione europea lascia ai singoli Stati membri la libertà di stabilire l’entità delle sanzioni in caso di inadempienza.

Preparati alla normativa europea sul riutilizzo dei prodotti: rivolgiti a Ecommerce Legale 

Quello dei rifiuti è uno dei temi più significativi dell’Agenda 2030. Ridurre i beni destinati alle discariche, infatti, è un obiettivo che non può essere mancato per salvaguardare l’ambiente e avere la prospettiva di un futuro più in linea con le esigenze del pianeta. 

Per questo motivo c’è particolare attenzione alla sostenibilità aziendale e a una maggiore sensibilizzazione sullo smaltimento dei rifiuti.

Avere un’azienda sostenibile è un grande vantaggio e lo sarà sempre di più nel corso del tempo. I consumatori sono sempre più attenti all’etica aziendale e scelgono volentieri organizzazioni che rispettano l’ambiente.

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Floriana Capone

L’Avvocato dell’Ecommerce

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