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Accessibilità siti web: cosa prevedono le nuove norme e come adeguarsi

aggiornato il 02/07/2025

Con l’entrata in vigore dell’European Accessibility Act, tutte le aziende con un fatturato annuo superiore ai 2 milioni di euro e che occupano più di dieci persone
devono essere conformi alle norme sull’accessibilità dei siti web, rendendo app, siti web e siti ecommerce fruibili anche per le persone con disabilità.

Precedentemente, l’obbligo riguardava solo le pubbliche amministrazioni e le aziende private con un fatturato superiore ai 500 milioni di euro mentre, dal 28 giugno 2025 tutte le aziende private, ad eccezione delle microimprese, hanno l’obbligo di adeguarsi alla nuova normativa, adottando misure specifiche per garantire l’accesso a internet agli utenti con disabilità.

Tematiche come inclusione e disabilità non possono essere di certo sottovalutate poiché riguardano circa un quinto della popolazione mondiale: le persone con disabilità riconosciuta sono oltre un miliardo, oltre alle quali vanno considerati anche gli anziani e le persone con disabilità temporanea. Dunque, garantire l’accesso a Internet e alle tecnologie dell’informazione è sicuramente un atto di inclusione necessario. 

Ma cosa si intende per accessibilità digitale e cosa comporta per le aziende? Come puoi rendere il tuo ecommerce accessibile?

Per favorire l’accesso universale, è necessario che i contenuti web siano fruibili da tutte le persone, comprese quelle con disabilità visive, uditive, motorie e cognitive. Questo obiettivo si può raggiungere utilizzando tecnologie assistive ma solo se il contenuto viene progettato secondo standard ben precisi.

Avere un sito accessibile è fondamentale non solo per non incorrere in sanzioni – chi non si adegua alle nuove norme sull’accessibilità dei siti web rischia multe fino a 50.000 euro – ma anche per questioni etiche e di immagine. Accessibilità web vuol dire anche offrire una buona user experience, migliorare il posizionamento del sito, dimostrare di avere un approccio più etico, aprire ad un mercato più ampio.  

Insomma rispettare la norma sull’accessibilità dei siti web ti mette al riparo dalle sanzioni ma, soprattutto, può rivelarsi una mossa strategica per il tuo business.  

Cosa si intende con accessibilità di un sito web: definizione

Per dare una prima definizione di accessibilità bisogna fare riferimento all’allegato I della cosiddetta European Accessibility Act (Direttiva UE 2019/882) secondo cui:

I prodotti devono essere progettati e prodotti in modo da ottimizzarne l’uso prevedibile da parte di persone con disabilità e devono essere accompagnati, se possibile, mediante indicazione al loro interno o su di essi, da informazioni accessibili sul loro funzionamento e sulle loro caratteristiche di accessibilità”.

Ma cosa vuol dire accessibilità web in concreto? Cosa fare per rendere un sito web accessibile?

Originariamente, il web è stato progettato per essere utilizzato da chiunque, a prescindere dall’hardware, dai software e dalle condizioni personali della persona (lingua, posizione, abilità). Dunque, l’idea dei fondatori era quella di offrire uno strumento che desse a tutti l’accesso a contenuti e informazioni.

L’accessibilità dei siti web 2025, quindi, consiste nel progettare e sviluppare siti, applicazioni e contenuti web che possano essere utilizzati da tutti, comprese le persone con disabilità.

Quando si parla di disabilità, si fa riferimento alle disabilità permanenti, temporanee o situazionali di quattro principali categorie:

1) disabilità visive;
2) disabilità uditive;
3) disabilità motorie, neurologiche, fisiche e discorsive;
4) disabilità cognitive.

A livello concreto, esistono svariati strumenti che possono essere utilizzati dalle persone diversamente abili per accedere ai contenuti online. Si tratta delle tecnologie assistive, ossia l’insieme di strumenti, sistemi, dispositivi e programmi informatici funzionali per accedere a Internet. Tra questi possiamo menzionare gli screen reader e i software di sintesi vocale (che trasformano i testi sullo schermo in formati audio), i software di riconoscimento vocale, grazie ai quali è possibile effettuare la dettatura vocale, le tastiere alternative e gli screen magnifier che facilitano la lettura del testo rendendolo più grande. Questi strumenti, però, funzionano solo se il sito internet rispetta determinati requisiti di accessibilità.

La normativa sull’accessibilità dei siti web

Di accessibilità dei siti web, in Italia si parla già dal 2004, quando con la legge Stanca (Decreto Legislativo 4/2004) è stato introdotto l’obbligo di accessibilità per i siti web, i portali informativi, gli e-learning, gli e-commerce e le app delle pubbliche amministrazioni e di altri enti pubblici (scuole, università, enti governativi). 

Successivamente alla legge Stanca, sono state emanate altre norme per favorire l’integrazione delle persone con disabilità e garantire l’accesso ai siti web:

  • Direttiva UE 2016/2102: impone requisiti di accessibilità per i siti web e le applicazioni mobili delle pubbliche amministrazioni, in modo che i contenuti digitali siano accessibili a tutti (comprese le persone con disabilità).
  • Decreto-legge n. 76/2020: con il decreto-legge sono stati estesi gli obblighi in materia di accessibilità previsti per i soggetti pubblici anche ai soggetti privati con un fatturato medio superiore a 500 milioni di euro negli ultimi tre anni che offrono servizi al pubblico tramite siti web o app mobili.
  • Direttiva (UE) 2019/882 (European Accessibility Act) recepita in Italia con il Decreto legislativo n. 82 del 27 maggio 2022: vengono introdotti obblighi di accessibilità per aziende private che offrono prodotti e servizi digitali (e-commerce, servizi bancari,  terminali di pagamento). Non tutti gli obblighi previsti dalla normativa si applicano anche alle microimprese, quelle fino a 10 dipendenti e un fatturato di due milioni di euro. 
  • Linee guida AgID (Agenzia per l’Italia Digitale): forniscono le specifiche tecniche e operative per conformarsi agli obblighi di accessibilità,  facendo riferimento agli standard internazionali WCAG 2.2 (Web Content Accessibility Guidelines).

In questo panorama, è essenziale conoscere le differenze tra la Direttiva UE 2016/2102 e la Direttiva (UE) 2019/882. In particolare, lo European Accessibility Act estende gli obblighi di accessibilità dal settore pubblico al settore privato e si applica ai siti web, alle app mobile, ai prodotti e ai servizi digitali. 

Normativa internazionale sull’accessibilità web

Il tema non è assolutamente nuovo a livello internazionale, dove si parla di integrazione delle persone con disabilità da qualche decennio.

Gli esempi più significativi di norme sull’accessibilità internazionali sono il Regno Unito, con l’Equality Act, e gli Stati Uniti, con l’Americans Disability Act (ADA).

La legge inglese si propone di tutelare le persone dai trattamenti ingiusti anche online. In particolare, impone ai proprietari dei siti internet di offrire la possibilità di fruire dei siti anche ai potenziali clienti disabili, modificando i siti in quella direzione.

L’ADA americano, invece, proibisce la discriminazione nei confronti dei disabili compresa quella provocata dai siti internet con componenti inaccessibili. Negli Stati Uniti, è molto significativa anche la Section 508, una legge federale statunitense inclusa nel Rehabilitation Act del 1973. In pratica, i siti web, i software, i documenti e le altre tecnologie dell’informazione utilizzate dalle agenzie federali devono essere conformi alla Section 508 per garantire l’accessibilità digitale degli ambienti governativi statunitensi alle persone disabili. 

Le “Linee guida sull’accessibilità degli strumenti informatici” di AgID

A livello internazionale lo standard di riferimento per l’accessibilità dei siti web sono le linee guida sviluppate dal World Wide Web Consortium (W3C) che forniscono i criteri per rendere i siti internet pienamente accessibili, le Web Content Accessibility Guidelines (WCAG).  

Sulla base delle WCAG, sono state sviluppate le “Linee guida sull’accessibilità degli strumenti informatici” di AgID (l’Agenzia per l’Italia Digitale), indicazioni concrete per l’accessibilità del web adottate come standard ufficiale dal governo italiano. Le raccomandazioni di AgID sono adatte a qualunque organizzazione offra servizi digitali, pubblica o privata.

Le Web Content Accessibility Guidelines (WCAG) per l’accessibilità dei siti internet

Secondo le WCAG un sito è accessibile se risponde a quattro principi fondamentali, riassunti dall’acronimo POUR:

  • Perceivable (Percepibile)
  • Operable (Utilizzabile)
  • Understandable (Comprensibile)
  • Robust (Robusto)

Sono stati stabiliti anche dei criteri di successo specifici per guidare gli sviluppatori web nella creazione di contenuti accessibili che possono essere valutati a seconda del livello di conformità. I livelli di conformità previsti sono tre: A, AA e AAA.

A è il livello base di conformità, coincide con l’accesso base ai contenuti web per le persone con disabilità. Consiste nel requisito minimo indispensabile per l’accessibilità di un sito.

Il livello AA indica il livello medio di conformità, raccomandato per la maggior parte dei siti internet. Permette un accesso migliore ai contenuti web per le persone diversamente abili.

AAA è il livello più alto di conformità e si raggiunge con l’implementazione di tutte le linee guida. Garantisce l’accesso totale ai contenuti web per le persone con disabilità.

lista requisiti accessibilità siti

Percepibilità

Affinché un sito sia percepibile è necessario che i contenuti vengano presentati in modo che tutti gli utenti possano percepirli. In pratica, il contenuto deve essere visibile, udibile e accompagnato da alternative testuali.

Operabilità 

L’“operabilità” può essere assimilata all’usabilità del sito che permette a qualsiasi utente di navigare su un sito funzionante e fruibile su qualsiasi tipo di dispositivo. Le tempistiche previste devono essere adeguate per completare le attività proposte, fornendo indicazioni chiare e coerenti per l’uso dei moduli.

Comprensibilità

È necessario fare in modo che il contenuto sia chiaro, leggibile e comprensibile. L’utente deve poter prevedere le funzionalità interattive, pensate secondo una struttura logica chiara, così da navigare facilmente nel sito e comprendere l’interfaccia utente.

Robustezza

I contenuti devono essere strutturati secondo gli standard web e devono poter essere fruiti da diversi agenti utente (piattaforme e dispositivi di vario tipo, compresi i dispositivi assistiti).  

La dichiarazione di accessibilità

La normativa stabilisce che, oltre a conformarsi agli standard stabiliti dall’AgID, i soggetti privati dovranno presentare annualmente una “Dichiarazione di Accessibilità”. Si tratta di un documento in cui si inseriscono i dati relativi allo stato di accessibilità del proprio sito web e delle proprie applicazioni mobili. 

Il modello fornito da AgID va compilato e reso pubblico: bisogna inserire un link nel footer in modo che chiunque possa consultarlo.

Nella dichiarazione di accessibilità AgID vanno inserite una serie di informazioni sull’accessibilità del sito:

  • bisogna indicare quali sono le aree accessibili e non accessibili del sito web;
  • vanno inserite le informazioni generali sul sito o sull’applicazione;
  • sono necessarie le informazioni sul grado di conformità del sito web alle linee guida WCAG;
  • va specificato il livello di conformità raggiunto;
  • devono essere descritti i test per la verifica dell’accessibilità del sito web, spiegando i metodi con cui sono stati condotti i test.

SI tratta di un documento importante per gli utenti poiché dimostra l’impegno dell’organizzazione per migliorare l’accessibilità del proprio sito web. Dall’altro canto, dimostra all’Autorità l’adeguamento dell’azienda alle norme sull’accessibilità.

Sanzioni per mancata conformità

La legge prevede pesanti sanzioni per chi non si adegua alle norme sull’accessibilità dei siti web, tra cui:

  • nullità dei contratti stipulati;
  • sanzioni amministrative fino al 5% del fatturato annuo.

A cui si aggiunge il danno reputazionale per la mancanza di attenzione verso le persone diversamente abili.

Le sanzioni, tuttavia, non si applicano nel caso in cui gli oneri per le aziende risultino sproporzionati. In particolare, l’obbligo di conformità non sussiste se comporta oneri organizzativi e finanziari eccessivi, se rischia di pregiudicare la capacità dei soggetti erogatori di adempiere allo scopo prefissato o di pubblicare le informazioni necessarie pertinenti per i propri compiti e servizi.

Deroga alle prescrizioni normative sull’accessibilità digitale: quando è possibile

Nel dettaglio, le circostanze specifiche in cui un soggetto erogatore può esimersi dal rispettare le normative sull’accessibilità dei siti web previste dalle Linee Guida dell’AgID sono quattro:

  • onere organizzativo eccessivo: in questa situazione, è necessario valutare la dimensione, la natura giuridica e le risorse disponibili del soggetto erogatore, oltre all’impatto che la mancata accessibilità completa potrebbe avere sulle persone con disabilità.
  • onere finanziario eccessivo: qui, l’analisi deve considerare il rapporto tra i costi necessari per assicurare la piena accessibilità e i benefici attesi per le persone con disabilità, tenendo conto della frequenza e della durata d’uso del sito web o dell’applicazione.
  • rischio di pregiudicare l’erogazione di servizi o informazioni: in questo caso, è richiesta una verifica e dei documenti che attestino l’effettiva incompatibilità tra le soluzioni tecniche necessarie per garantire l’accessibilità e gli adempimenti o obblighi informativi del soggetto erogatore.
  • rischio di pregiudicare la capacità di pubblicare le informazioni necessarie: coinvolge la valutazione dell’impatto che l’adempimento delle prescrizioni di accessibilità potrebbe avere sulla capacità del soggetto erogatore di pubblicare informazioni rilevanti per i propri compiti e servizi.

Tale deroga all’accessibilità digitale, tuttavia, deve basarsi su motivazioni legittime e adeguatamente giustificate e può essere applicata solo a contenuti specifici, come una singola pagina web, e non all’intero asset digitale.

In caso di deroga per onere sproporzionato, l’azienda deve:

  • indicare chiaramente nella dichiarazione di accessibilità le parti del sito web o dell’applicazione che non sono accessibili.
  • Allegare le circostanze che giustificano l’onere sproporzionato.
  • Fornire i contenuti in un altro formato accessibile.

È essenziale comprendere che né i tempi necessari per sviluppare i siti web e le applicazioni mobili, né la necessità di acquisire informazioni per rispettare le normative non sono considerati motivazioni legittime per giustificare un onere sproporzionato. 

Detto ciò, le deroghe dovrebbero essere considerate come ultima risorsa e non come una prassi standard, garantendo sempre il massimo sforzo per rendere i contenuti digitali accessibili a tutti.

Quali sono gli errori di accessibilità più comuni

Spesso la mancanza di accessibilità passa per errori di cui non ci rendiamo nemmeno conto a un primo sguardo. Esistono però problematiche che riguardano molti siti e impediscono alle persone con disabilità di fruire dei contenuti. 

Diamo uno sguardo alle problematiche più comuni in modo che tu possa avere un sito conforme alla normativa sull’accessibilità web:

  • mancano i testi alternativi per le immagini, indispensabili per consentire l’accesso alle informazioni per le persone non vedenti;
  • contrasto inadeguato per consentire la lettura agli utenti con disabilità visive;
  • navigazione sul sito con il mouse obbligatoria, mette in difficoltà gli utenti che, per difficoltà motorie, utilizzano la sola tastiera;
  • assenza di sottotitoli nei video, non consentono la fruizione ai non udenti;
  • contenuti non ridimensionabili, non facilitano la leggibilità;
  • contenuti a tempo, non sono gestibili da chi ha difficoltà motorie o cognitive;
  • contenuti non localizzati, non sono fruibili da chi non conosce la lingua utilizzata;
  • documentazione inaccessibili, i documenti devono essere pensati anche per le persone con disabilità e devono essere raggiungibili facilmente da diverse parti del sito.

Questi sono gli impedimenti più comuni che incontrano sul web le persone disabili, ma ce ne sono molte altri. Uno fra tutti è la mancanza di test di accessibilità e di valutazioni a riguardo, indispensabili per intervenire sui possibili errori.

lista dei problemi accessibilità siti web

Come adeguare il proprio sito alla normativa sull’accessibilità dei siti e delle app

Uno dei principi della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea riguarda l’inserimento dei disabili e dice :

L’Unione riconosce e rispetta il diritto dei disabili di beneficiare di misure intese a garantirne l’autonomia, l’inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità”. Ed è proprio su questo principio che si basano le norme sull’accessibilità del web.

Avere un sito accessibile è un atteggiamento etico, fondamentale per garantire la fruizione di internet da parte di qualunque utente (comprese le persone con disabilità) e promuovere l’inclusione online. 

Inoltre, realizzare un sito conforme può avere diversi vantaggi per un’azienda: si evitano sanzioni; si raggiunge un numero maggiore di utenti; migliora l’esperienza utente. Focalizzandoci sull’ecommerce, considera che il 70% degli utenti con disabilità abbandona i siti di vendita online non accessibili, con una perdita annua stimata di circa 6 miliardi di euro (si tratta di numeri pubblicati da Forbes). Questo mostra chiaramente quanto l’adeguamento normativo del sito sia significativo per il fatturato di un’azienda. 

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Floriana Capone

L’Avvocato dell’Ecommerce

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