Ecommercesi può vendere senza partita ivaSi può operare in regime forfettario?

Per avviare un ecommerce è necessario aprire una partita iva? Posso aprire un negozio ecommerce senza partita iva? Posso aprire un ecommerce accedendo al regime forfettario? Queste sono alcune tra le domande che più spesso mi vengono poste. In questo articolo affronto le questioni della necessità o meno della partita iva per vendere online e la possibilità di aprire una partita iva per ecommerce accedendo al regime forfettario.

| 1.  LA VENDITA OCCASIONALE E LA VENDITA PROFESSIONALE

Per capire se è necessario o meno aprire una partita iva per vendere online, dobbiamo distinguere la vendita occasionale dalla vendita professionale.

La vendita di tipo occasionale è quella esercitata in maniera non abituale, sporadica, saltuaria e senza continuità nel tempo. Pensiamo alla vendita di oggetti che non usiamo più, alla vendita di oggetti di artigianato, alla vendita non professionale e non organizzata.

La vendita di tipo professionale è, invece, quella che viene esercitata in modo professionale, che richiede un’organizzazione del lavoro, attrezzature per il suo esercizio, possibili collaboratori o lavoratori subordinati e continuità nel tempo.

| 2. IN QUALE DELLE DUE TIPOLOGIE RICADE LA TUA ATTIVITÁ?

Se l’attività che decidi di avviare rientra nella vendita di tipo occasionale, non vi è l’obbligo di aprire una partita Iva. Tuttavia, se dalla vendita occasionale se ne ricavano utili, sarà necessario denunciare gli stessi, in sede di dichiarazione dei redditi.

Se, invece, si tratta di una vendita di tipo professionale, come più spesso accade per chi vuole aprire un ecommerce, allora è necessario aprire una partita Iva.

Diffida da coloro che definiscono in 5.000 euro o 30 giorni lavorativi il limite annuo entro il quale può essere esercitata un’attività di vendita online senza avere l’obbligo di aprire una partita iva.

Se vuoi avviare un ecommerce professionale (con ciò intendendo un’attività non sporadica, non occasionale ma continua nel tempo ed organizzata come una vera e propria professione) è necessario aprire una partita iva.

| 3. ECOMMERCE  E PARTITA IVA IN REGIME FORFETTARIO

Spesso mi si chiede pure se un ecommerce possa operare con partita iva in regime forfettario. Sebbene trattasi anche questo di un argomento prettamente di tipo fiscale, per cui consiglio sempre di rivolgersi al proprio commercialista di fiducia, cercherò di rispondere sinteticamente. 

Innanzitutto, il Regime Forfettario rappresenta un regime fiscale agevolato per le piccole partita iva, commercianti, artigiani e professionisti. 

Quello attuale offre una serie di vantaggi, tra cui quello di versare un’imposta sostitutiva con un’aliquota fissa al 15%, ridotta al 5% nei primi cinque anni, con un coefficiente di redditività che per l’ecommerce è al 40% (infatti, per il codice ATECO 47.91.10, il coefficiente di redditività è al 40%). Il regime forfettario attualmente in vigore prevede il limite di fatturazione annuale di €65.000, senza prevedere limiti di età. 

Che significa? Che se un ecommerce, in regime forfettario, ha fatturato €30.000, al netto dei contributi versati, questo dovrà pagare il 15% (o il 5% nei primi cinque anni) del 40% del suo fatturato (€30.000 x 40% = €12.000) e, cioè, dovrà pagare l’imposta sostitutiva di €4.800 (€12.000 x 15% =  €4.800). 

Questo regime, però, se da un lato prevede la tassazione agevolata attraverso un’imposta sostitutiva, con aliquota fissa sul 40% del fatturato, dall’altro non prevede la possibilità di scaricare le spese. 

Pertanto, occorre sempre verificare con il proprio commercialista se questo rappresenta il regime fiscale più conveniente per il proprio ecommerce. 

Se, per esempio, la vendita online è un’estensione del proprio negozio fisico che sostiene spese che sarebbe più conveniente scaricare, forse si dovrebbe optare per un regime fiscale diverso.

In ogni caso, questo prevede una serie di vantaggi e semplificazioni, tra i quali: l’esonero dall’applicazione dell’iva, l’esonero dalla fatturazione elettronica, dalla applicazione della ritenuta d’acconto e dalla registrazione di fatture e corrispettivi.

| 4. LE CAUSE DI ESCLUSIONE DAL REGIME FORFETTARIO

Vi sono, però delle cause di esclusione da tale regime fiscale, che comportano la fuoriuscita dallo stesso, a partire dall’anno successivo a quello in cui esse si sono verificate. 

Tali cause riguardano soggetti che: 

  • utilizzano regimi speciali IVA (es. agenzie viaggi, editoria, attività agricola ecc);
  • risiedono all’estero, a meno che si tratti di uno Stato membro dell’Unione Europea, con produzione di almeno il 75% del fatturato in Italia; 
  • cedono fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi;
  • partecipano in società di persone, associazioni o SRL, esercitanti la stessa attività economica
  • svolgono il loro lavoro prevalentemente in favore del loro (ex) datore di lavoro degli ultimi due anni; 
  • hanno sostenuto spese per lavoratori dipendenti e collaboratori superiori, nel loro complesso, a 20.000 euro lordi;
  • hanno percepito redditi di lavoro dipendente e a questo assimilati superiori a 30.000 euro. Ove tale limite sia stato superato, si potrà comunque permanere nel regime se, nell’anno precedente, il rapporto lavorativo è cessato e non risultano instaurati nuovi rapporti, oppure percepiti redditi di pensione (circ. Agenzia delle Entrate n. 10/2016).

 

Ho cercato di fornire delle linee guida generali su questi aspetti fiscali dell’ecommerce, ma ti raccomando sempre di rivolgerti al tuo commercialista di fiducia. 

Nel frattempo, leggi questo articolo per conoscere quali sono gli adempimenti necessari (legali e fiscali) per aprire il tuo ecommerce legale.

Floriana Capone
L’Avvocato dell’Ecommerce
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