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Work for equity: come funziona? Modello, requisiti, vantaggi

Il work for equity può essere un buon modello per incentivare lo sviluppo e la crescita di un business, soprattutto in fase di startup. Con questo particolare piano di remunerazione e incentivazione è possibile accedere a una workforce e a prestazioni professionali qualificate tenendo sotto controllo il carico finanziario della società.

In questa guida al work for equity, esploreremo il significato, il funzionamento e i vantaggi sostanziali e fiscali di questo strumento, fornendo esempi pratici e spiegando i requisiti necessari per adottarlo.

Work for equity (WFE): significato e modello

Work for equity (o WFE) in italiano si traduce letteralmente con “lavorare per le quote”. Difatti, già la traduzione introduce il significato di questo modello.

Grazie a un accordo di work for equity, determinati tipi di società possono pagare in maniera alternativa il compenso di professionisti e collaboratori esterni spettante per prestazioni d’opera o servizi e parte della remunerazione di lavoratori dipendenti e amministratori.

Questa remunerazione alternativa può avvenire attraverso l’assegnazione ai soggetti beneficiari di:

  • Azioni o quote;
  • Stock option;
  • Restricted stock e restricted stock unit;
  • Altri strumenti finanziari partecipativi.

Già l’art. 2349 del Codice Civile stabiliva che le società possono emettere azioni o quote di partecipazione in cambio di prestazioni lavorative o professionali, ma è stato il Decreto Legge 179/2012 (Decreto Crescita 2.0) a introdurre effettivamente il work for equity nell’ordinamento italiano, stabilendo anche i vantaggi fiscali legati a questa soluzione.

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Delle agevolazioni fiscali parleremo in seguito, per quanto riguarda i benefici sulla gestione, invece, è evidente che nella ratio del work for equity c’è la volontà di incentivare il ricorso delle aziende a prestazioni professionali tenendo sotto controllo i flussi finanziari, ma non solo.

Nel rapporto con i dipendenti può garantire engagement e produttività maggiori, visto che una parte della retribuzione può essere legata ai risultati della società e al valore dei suoi strumenti finanziari, creando un legame più stretto con i collaboratori.

Esempio di work for equity

Per comprendere meglio come può essere utilizzato il work for equity, consideriamo un esempio pratico.

Immaginiamo una giovane startup in forma di S.r.l. che ha bisogno di sviluppare e implementare un piano di marketing e comunicazione per lanciare il proprio servizio innovativo su scala europea. Al proprio interno non dispone delle competenze necessarie, per questo deve guardare all’esterno e scegliere un consulente freelance che possa supportarla.

Ricevuti vari preventivi, i decisori della startup si rendono conto di non avere le giuste coperture per l’operazione. Insieme al contratto di web marketing o di social media marketing, quindi, propongono alla controparte prescelta la soluzione alternativa dell’accordo di work for equity per coprire la maggior parte dell’investimento, offrendo un tot di quote corrispondente al valore della prestazione.

Il consulente, valutando interessante la proposta di valore della startup, decide di investire nel progetto, e in cambio del suo operato (o di parte di esso), accetta le quote della società. La startup, dal suo canto, ha accesso a una prestazione professionale qualificata fronteggiando la carenza di liquidità.

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Work for equity per startup e PMI innovative: i requisiti

Il piano di work for equity, però, è attuabile solo da determinati tipi di società. Quali sono i requisiti?

Il D.L. 179/2012 prevedeva questa possibilità solo per startup e incubatori certificati, mentre successivamente, il D.L. 3/2015 ha stabilito l’estensione del work for equity anche per le PMI innovative (solo SRL o SPA)

Fa fede l’iscrizione dell’azienda negli appositi registri. Scopri di più nell’approfondimento della Segreteria tecnica del Ministero dello Sviluppo economico.

Clausola statutaria work for equity

Per poter adottare il modello del work for equity, è necessario che lo statuto della società lo preveda espressamente

La clausola statutaria deve indicare i termini e le condizioni di emissione e di maturazione delle azioni o delle quote di partecipazione.

Questo è il motivo per il quale le SRLS non possono accedere alla misura, in quanto legalmente il loro statuto deve essere standard è non può prevedere clausole relative all’emissione di strumenti finanziari partecipativi.

Regolamento work for equity e Accordo work for equity

Oltre alle modifiche nello statuto, startup, SRL o SPA innovative possono redigere un regolamento dedicato al work for equity.

Questo regolamento disciplina nel dettaglio le modalità di emissione e di maturazione delle azioni o delle quote di partecipazione, fornendo una maggiore chiarezza e certezza per tutti i soggetti coinvolti

Come sottolineato dal Ministero, questo regolamento potrebbe, ad esempio:

  • stabilire obiettivi di performance, individuali e/o di team, ai quali legare l’assegnazione degli strumenti finanziari;
  • condizionare l’assegnazione alla durata del rapporto di lavoro;
  • obbligare i beneficiari a mantenere gli strumenti finanziari per un periodo di tempo minimo;
  • obbligare alla liquidazione in caso di interruzione anticipata del rapporto di lavoro;
  • differire l’assegnazione delle quote a un momento successivo alla prestazione (venting).

Il work for equity potrebbe anche essere attraverso un accordo di work for equity, con il quale disciplinare i termini e le condizioni con un specifico accordo che, similmente ai regolamenti, preveda nel dettaglio il tipo di opera o servizio da rendere, la valorizzazione degli apporti, gli obiettivi di performance da raggiungere e le conseguenze nel caso di mancata fornitura dell’opera o servizio. 

Il regolamento e l’accordo di work for equity possono essere elaborati internamente dalla società anche con l’assistenza di un professionista legale specializzato

Schemi di work for equity: aumento di capitale o cessione?

Nel concreto, l’assegnazione di quote o azioni ai soggetti sopra elencati può avvenire principalmente secondo una di queste 3 modalità:

  • Cessione di azioni o quote proprie;
  • Aumento di capitale a titolo gratuito;
  • Aumento di capitale a titolo oneroso.

L’aumento di capitale a titolo gratuito è ammissibile solo per startup e PMI innovative costituite in forma di S.p.A. e solo in favore dei lavoratori dipendenti.

Piano di work for equity e notariato

Quindi, per il work for equity serve l’intervento di un notaio?” Questa è una domanda molto comune tra i soggetti abilitati a questa misura.

La risposta è SI. Visto l’intervento sullo statuto e la necessità di cedere quote / azioni o aumentare il capitale sociale è necessario ricorrere a servizi di notariato.

Contratto di work for equity: dipendenti, amministratori e collaboratori esterni

Con chi può essere stipulato il contratto di work for equity? I beneficiari possono essere solo persone fisiche e in particolare:

  • Collaboratori esterni con un rapporto continuativo di collaborazione (ad esempio professionisti con contratto freelance, consulenti con partita IVA, prestatori d’opera, eccetera);
  • Dipendenti della società (part-time o full-time);
  • Amministratori.

È necessario sottolineare che, per i lavoratori dipendenti, la retribuzione non può consistere totalmente in misure di work for equity, ma deve essere prevista una componente fissa, pari almeno ai minimi tabellari previsti dal CCNL di riferimento.

Come per il regolamento, anche per il contratto non esiste un modello standard da seguire, le condizioni possono essere stabilite dalle parti. Se stai cercando online un fac-simile o una PDF da modificare per redigere il contratto di work for equity ti sconsigliamo vivamente questa strada, la possibilità di cadere in errori e generare controversie pesanti sarebbe troppo alta. Lasciati guidare da un legale esperto.

Approfondisci qui: Contratti web: tutto quello che devi sapere

Agevolazioni fiscali nel work for equity: tassazione e IVA

Come accennato, i prestatori d’opera che accettano questo modello hanno accesso a un regime fiscale e contributivo di favore.

Difatti, l’art. 27 del Decreto Legge 179/2012 stabilisce che: 

Il reddito di lavoro derivante dall’assegnazione […] di strumenti finanziari o di ogni altro diritto o incentivo che preveda l’attribuzione di strumenti finanziari o diritti similari, […], non concorre alla formazione del reddito imponibile dei suddetti soggetti, sia ai fini fiscali, sia ai fini contributivi […]

I redditi generati dal work for equity, quindi, non rientrano nel reddito imponibile del beneficiario, sia dal punto fiscale che sotto l’aspetto dei contributi previdenziali, sono esenti da tassazione, anche se dovranno comunque essere inclusi in sede di dichiarazione dei redditi.

L’articolo suddetto continua dicendo che:

[…] a condizione che tali strumenti finanziari o diritti non siano riacquistati dalla start-up innovativa o dall’incubatore certificato, dalla società emittente o da qualsiasi soggetto che direttamente controlla o è controllato dalla start-up innovativa o dall’incubatore certificato […]

Ne consegue che la cessione di tali strumenti alla stessa start-up emittente comporta la decadenza dei benefici. 

Resta fermo l’obbligo di versamento dell’IVA, se dovuta. Quindi nel caso in cui il beneficiario sia un professionista esterno è tenuto a emettere regolarmente la fattura della relativa prestazione.

Lo studio legale per SRL, startup e PMI innovative nel mondo digitale: una guida necessaria

In conclusione, il work for equity può essere una soluzione proficua per entrambe le parti coinvolte. Spesso, però, sono diversi i limiti pratici che ne ostacolano l’effettiva applicazione. 

La certezza è che ogni azienda, soprattutto in fase di startup o se opera nel complesso mondo del digitale, necessita di una guida legale che indichi la via migliore da seguire per la crescita del business.

Trascurare gli adempimenti burocratici, legali e fiscali può compromettere i risultati e portare a sanzioni pesanti, spesso evitabili. Il team di Ecommerce Legale può essere al tuo fianco per supportarti nel percorso della tua azienda verso l’affermazione. Parliamone

Floriana Capone

L’Avvocato dell’Ecommerce

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